giovedì 30 agosto 2012

Pace


Il mese di gennaio, e dunque l’intero anno, inizia con l’invocazione e la preghiera per la pace. E’ stato Paolo VI , nel 1968, ad ideare questa ricorrenza segnata, fra l’altro, dal messaggio che il Papa consegna per questa giornata.

Che la Chiesa evidenzi il valore della pace è qualcosa di oggi scontato, ma in realtà non da molti anni acquisito. Possiamo infatti risalire indietro solo fino all’inizio della I guerra mondiale per trovare, nel magistero, una chiara condanna della guerra (con Benedetto XV che, nel 1917, definisce la guerra “una inutile strage”). Da allora la pace trova sempre più spazio nelle affermazioni dei pontefici e dei cattolici in generale, prima di allora è invece qualcosa di eccezionale.

Non si parla ovviamente di Sacra Scrittura e dei Vangeli: troviamo qui frasi ben chiare e un dono ribadito tre volte dal Risorto ai discepoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27: prosegue distinguendo la sua pace da quella del mondo: una pace non imposta con la forza, ma un dono da accogliere, far crescere e condividere). Una delle condizioni di beatitudine, di felicità è del resto proprio quella di essere “operatori di pace” (Mt 5,9). Lascio a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari recentemente scomparsa, il compito di commentare questa affermazione. Lo fa in una delle “Parole di vita” (quella del novembre 1997), espressione con cui indica la proposta di commentare, ogni mese, una frase biblica e di dare indicazioni per viverla concretamente (perché la Parola è viva ed è diretta a ciascuno per essere vissuta) e condividerne gli effetti. “Operatori di pace” è una espressione che chiarisce, come scrive Don Primo Mazzolari (uno dei grandi cristiani che ha lottato per la pace) il fatto che “il cristiano è un uomo di pace, non un uomo in pace: fare la pace è la sua vocazione”.
 
Non si può parlare di Pace e non far riferimento a quanto ha scritto e vissuto don Tonino Bello, eccezionale vescovo di Molfetta e per anni presidente di Pax Christi. Fra l’altro scrive:
A dire il vero non siamo molto abituati a legare il termine PACE a concetti dinamici.
Raramente sentiamo dire: Quell'uomo si affatica in pace", "lotta in pace", "strappa la vita coi denti in pace"… Piu' consuete, nel nostro linguaggio, sono invece le espressioni: Sta seduto in pace", "sta leggendo in pace", "medita in pace" e, ovviamente, "riposa in pace".
La pace, insomma, ci richiama piu' la vestaglia da camera che lo zaino del viandante...La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio...Non tollera atteggiamenti sedentari. Non annulla la conflittualità. Non ha molto da spartire con la banale "vita pacifica". Sì, la pace prima che traguardo, è cammino. E, per giunta, cammino in salita
”.  Don Tonino Bello, vescovo
«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9).
“… gli operatori di pace di cui parla Gesù non sono quelli che chiamiamo pacifici, che amano la tranquillità, non sopportano le dispute e si manifestano per natura loro concilianti, ma spesso rivelano un recondito desiderio di non essere disturbati, di non volere noie...Gli operatori di pace sono coloro che amano tanto la pace da non temere di intervenire nei conflitti per procurarla a coloro che sono in discordia. Può essere portatore di pace chi la possiede in se stesso.
Occorre essere portatore di pace, anzitutto nel proprio comportamento di ogni istante, vivendo in accordo con Dio e facendo la sua volontà. Gli operatori di pace si sforzano poi di creare legami, di stabilire rapporti fra le persone, appianando tensioni, smontando lo stato di guerra fredda che incontrano in tanti ambienti di famiglia, di lavoro, di scuola, di sport, fra le nazioni, ecc
.”
CHIARA LUBICH, Parola di vita, novembre 1997

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