lunedì 15 ottobre 2012

SANTUARI MARIANI (Medjugorje)

BIBLIOGRAFIA
Tra i fan italiani che hanno scritto di Medjugorje troviamo P.Livio Falzaga (il direttore di Radio Maria e autore di diversi saggi dedicati a Medjugorje), Paolo Brosio (il giornalista convertito autore di due libri di grande successo: A un passo dal baratro. Perché Medjugorje ha cambiato la mia vita, 2009 e Profumo di lavanda. Medjugorje, la storia continua, 2010, entrambi pubblicati da Piemme), i vaticanisti Antonio Socci(Mistero Medjugorje, Piemme, 2005) e Saverio Gaeta (Medjugorje è tutto vero, Piemme, 2006).
Particolarmente legati a Medjugorje sono inoltre l’intero e variegato Movimento Carismatico Cattolico, Chiara Amirante con il Movimento da lei fondato (Nuovi Orizzonti), l’attrice, altra convertita famosa, Claudia Koll.
MEDJUGORJE
Madonna di Međugorje, detta anche Regina della Pace o Gospa, è l'appellativo con cui viene venerata Maria, madre di Gesù, in una delle più lunghe presunte apparizioni mariane ancora in atto. Il nome della località è quello in cui sarebbero iniziate le apparizioni (in Bosnia-Erzegovina che nel 1981 apparteneva alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, guidata da una dittaturacomunista) e dal quale provengono i sei sedicenti veggenti: Ivanka Ivanković, Mirjana Dragićević, Vicka Ivanković, Ivan Dragićević, Ivan Ivanković e Milka Pavlović; nella prima apparizione, avvenuta il 24 giugno1981, i "veggenti" affermano di aver ricevuto un'apparizione della Vergine Maria, che si sarebbe presentata con il titolo di "Regina della Pace" (Kraljica Mira), altro appellativo con cui è venerata. Per questo motivo Međugorje è divenuta meta di numerosi pellegrinaggi.

Tra i tanti articoli e libri scritti su questo fenomeno seguiamo alcune riflessioni di Luigi Geninazzi: “La scena è unica al mondo e non può non toccarti il cuore. Non si tratta di apparizioni ma di qualcosa che tutti possono vedere coi loro occhi: lunghe file di persone in attesa davanti a tante nicchie di un vasto cortile su ognuna delle quali è indicata la lingua in cui è possibile confessarsi, un’ordinata Babele dove compaiono perfino il coreano e il giapponese.
Questo sperduto villaggio dell’Erzegovina che si raggiunge dopo aver percorso ripidi e stretti tornanti (il nome Medjugorje significa «tra i colli») è diventato il più grande confessionale del mondo a cielo aperto. È uno spettacolo che va in onda tutti i giorni, più o meno da quando, trent’anni fa, sei ragazzi affermarono d’aver visto e parlato con la Madonna sulla collina del Podbrdo, oggi chiamata «la collina delle apparizioni». C’è un fiume ininterrotto di pellegrini che arrivano qui da ogni angolo del pianeta, si fermano nella chiesa di San Giacomo, un grande edificio con due campanili sulla facciata giallognola, pregano, si confessano e poi s’inerpicano su un terreno brullo e pietroso fino al luogo dove oggi sorge una bianca statua della «Gospa», la Signora in croato.
Era il 24 giugno del 1981 quando su quel sentiero «apparve una figura femminile luminosa» che il giorno dopo si sarebbe presentata come la Vergine Maria. Ma la visione più sconvolgente sarebbe avvenuta all’indomani, il 26 giugno, con la Madonna che invoca la pace e lancia un accorato appello alla riconciliazione. Esattamente dieci anni più tardi, il 26 giugno 1991, la Jugoslavia si spacca con il suo sanguinoso strascico di guerre e di atrocità efferate. Il messaggio di Medjugorje acquista una sua tragica attualità. Le visioni e i messaggi della Madonna sarebbero proseguiti negli anni ad appuntamenti fissi e continuano ancora oggi, sostengono i veggenti. Un fenomeno su cui la Chiesa non si è ancora pronunciata ufficialmente ma che è ormai notissimo in tutto il mondo ed alimenta un flusso di fedeli in continua crescita.
(…) Proprio in questi giorni sono usciti i documenti dei servizi segreti jugoslavi che mostrano gli intrighi e le manipolazioni messi in atto dal partito comunista, approfittando delle antiche rivalità tra il vescovo della diocesi di Mostar ed i francescani di Medjugorje. Contro l’autenticità delle apparizioni si era dichiarato, in modo molto duro, l’allora vescovo di Mostar, monsignor Zanic, il cui giudizio è condiviso anche dal suo successore attuale, monsignor Peric. Altri prelati la pensano in modo opposto.
Di fatto oggi Medjugorje, benché non possa essere definito ufficialmente un santuario «mariano», è uno dei luoghi-simbolo della venerazione alla Madonna come Lourdes e Fatima. Sono migliaia i casi di guarigioni inspiegabili e di conversioni repentine. E le folle che giungono qui sono davvero impressionanti. Si parla di 30 milioni di pellegrini in questi trent’anni. «Ma è difficile calcolare il numero preciso – spiega padre Milenko Steko, responsabile della comunicazione e vice provinciale dei francescani dell’Erzegovina –. Abbiamo i dati a partire dal 1985: 27 milioni di ostie e 600 mila Messe».
(…) Il chiasso e la confusione si fermano sulle soglie dell’area centrale, attorno alla chiesa, dove campeggia la scritta «Silentium» e domina un clima di grande raccoglimento. C’è gente di ogni età e nazionalità, gruppi organizzati e famigliole. C’è chi dice d’aver assistito a dei prodigi come il roteare del sole. Ma le voci più commoventi sono quelle che raccontano la fede ritrovata.
«È questo il miracolo più grande e si ripete ogni giorno» mi dice Marija Pavlovic, una delle presunte veggenti che afferma d’avere apparizioni quotidiane della Madonna. «Ma ancora non si è stancata?», chiedo con una battuta un po’ scettica. Lei sorride, spiega che con la Vergine non fa conversazioni da salotto bensì invocazioni e preghiere. Non c’è fanatismo nelle parole di Marija, mi sembra una donna molto serena che cerca di vivere con normalità quella che ritiene una grazia speciale. (…)
(Luigi Geninazzi, Medjugorje, un mistero lungo 30 anni, Avvenire, 23.6.11)
 
Un esperto di apparizioni mariane è il giornalista Vittorio Messori che in un articolo del 22.6.11 racconta una la sua testimonianza:
Erano i primi anni Ottanta (…). Ero tra i primi a giungere in quel luogo aspro e remoto. Dal passaparola più che dai media, che davano solo poche e imprecise notizie, avevo saputo che un gruppo di giovanissimi affermava di «vedere la Gospa», la Madonna. E che la cosa stava coinvolgendo folle crescenti nella Jugoslavia orfana di Tito da un anno e dove la religione era ancora una sorvegliata speciale. Partii, dunque, più che da devoto, da giornalista e da studioso del fenomeno delle apparizioni mariane, da amico e discepolo dell’abbé Laurentin, il maggiore storico di Lourdes e divenuto poi il più autorevole autore su Medjugorje.
Così, grazie alla tempestività del viaggio, fui tra i pochi che ebbero un privilegio invidiato poi dai milioni di pellegrini che seguirono. Quello che chiamavano «l’Incontro» avveniva all’imbrunire nella sagrestia della moderna chiesa del luogo. (…) Arrivarono i sei giovanissimi, dai 6 ai 16 anni, cominciarono a pregare ad alta voce, anch’essi in piedi guardando verso l’alto. Ad un tratto, la preghiera si interruppe e, in sincronia, si lasciarono cadere sulle ginocchia, a corpo morto, con un tale tonfo che pensai a rotule fratturate. Invece, sul volto dei ragazzi, comparvero i segni di una enigmatica trasformazione: si illuminarono, tutti, con un sorriso e, alternandosi, cominciarono un dialogo che si intuiva dalle labbra che si muovevano, senza che noi spettatori udissimo alcun suono. Ero lì come osservatore doverosamente critico e scrutavo il volto dei giovani, a un paio di metri di distanza. Fissai l’attenzione sugli occhi, constatando che tutti si muovevano in sincronia e nella stessa direzione: eppure, in quella posizione, l’uno non poteva vedere l’altro, era evidente che seguivano «qualcosa» che tutti vedevano e che si spostava nell’aria, davanti a loro. (…) In perfetta contemporaneità fu anche la fine, dopo circa un quarto d’ora. I sei riebbero il volto di sempre, non più trasfigurato, ritrovarono la voce udibile anche da noi per una preghiera, si alzarono e si allontanarono. Raggiungevano il francescano, loro padre spirituale, che li attendeva nella casa parrocchiale e a lui davano relazione dell’incontro e comunicavano il «messaggio». I ragazzi venivano interrogati subito e separatamente: la coincidenza dei loro resoconti si aggiungeva alla coincidenza dei loro sguardi e delle loro mimiche facciali durante «l’Incontro». Trent’anni sono passati da quel giugno 1981 in cui tutto ebbe inizio, non sono più tornato in quei luoghi, ma non ho cessato di informarmi e, soprattutto, di imbattermi in chi vi era stato: gente di ogni età, condizione, livello culturale. Eppure protagonisti, tutti, di un’esperienza che considerano importante e non pochi addirittura decisiva. Ho visto vite cambiate, vocazioni religiose sbocciate, pratiche religiose riscoperte. Sulla «verità» di Medjugorje non si potrebbero avere dubbi, se le si applicasse il criterio enunciato da Gesù stesso: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo... Ogni albero si riconosce dal suo frutto...» (Lc 6,43). Tre decenni di esperienza mostrano quanto sia stato e sia spiritualmente abbondante e eccellente il raccolto prodotto da quell’albero cresciuto inaspettatamente nei Balcani. Ma, per Medjugorje, è avvenuto il contrario che per Lourdes o per Fatima, dove la negazione è giunta da atei, laicisti, anticlericali. Qui, entrambi i due vescovi succedutisi alla guida della diocesi hanno assunto un atteggiamento sempre più negativo, sino a parlare di «una delle maggiori truffe nella storia della Chiesa». (…) Lo stesso episcopato è diviso: vi è il vescovo (magari il cardinale, come quello di Vienna) che si reca di persona in pellegrinaggio e chi fa rispettare puntigliosamente ai suoi preti il divieto di Roma di guidare ufficialmente dei gruppi. (…) Al punto in cui si è giunti, una sconfessione ufficiale della verità dei fatti da parte di Roma sarebbe una catastrofe sul piano pastorale. Ma catastrofico sarebbe anche il contrario: una smentita ufficiale, cioè, della posizione di due vescovi che negano senza esitazione la soprannaturalità e parlano non di miracoli, ma di truffe e inganni. (…)
(Vittorio Messori, Quei dialoghi con la Madonna. Il dilemma di Medjugorje, Corriere della Sera)

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